Le Radici dell’Arte

Le Radici dell’Arte, un nuovo appuntamento con l’arte in Toscana proposto da Philippe Austruy e da Galleria Continua 

Philippe Austruy, collezionista, mecenate e proprietario di diverse meravigliose tenute vitivinicole in Francia, Portogallo e in Italia e Lorenzo Fiaschi, co-fondatore di Galleria Continua, si sono incontrati per la prima volta in Toscana e, mossi da un’istintiva amicizia e da una convergenza intellettuale, hanno elaborato un ambizioso progetto sull’arte contemporanea. L’anima del progetto è Tenuta Casenuove.  

Totem Crystal par Pascale Marthine Tayou
© Christophe Goussard

In questo contesto, ogni anno, seguendo l’alternanza delle stagioni del vigneto, un artista è invitato a fare esperienza di questi luoghi e a creare un’opera in situ: installazioni permanenti in sintonia ed in dialogo con i paesaggi e gli uomini che li modellano.Nel corso dell’anno, il calendario sarà costellato anche da esposizioni temporanee. Accolte nella magnifica Sala delle Volte della Tenuta, arricchiranno i visitatori proponendo delle esperienze continuamente rinnovate. Infine, nel centro di Panzano, è stato creato un nuovo spazio, «Il Vino dell’Arte», che fonde l’amore per il vino con quello per l’arte. Un unico ambiente per la degustazione dei vini e una galleria d’arte, facile da individuare per i numerosi visitatori di passaggio in paese. 

« Le Radici dell’Arte » ha un doppio senso proprio: le radici rimandano alle origini, alla cultura e al territorio d’origine. Inoltre, evocano l’uomo che tenta di dialogare con la natura per coglierne i frutti migliori – l’uva – pur esprimendo l’esigenza di espressione profonda, fondamentale e radicata nell’uomo alla ricerca del perfezionamento e la comprensione del senso della vita. Dal 1990, Galleria Continua si prefigge di creare un messaggio rivolto al futuro che lasci una testimonianza del nostro passaggio attraverso l’arte, valorizzando e proiettando la Toscana ed i suoi paesaggi carichi di storia verso il futuro. Questo progetto nel cuore Chianti Classico vuole essere il naturale proseguimento del lavoro svolto da Galleria Continua nel corso degli anni.  

Un obiettivo caro a Philippe Austruy che da sempre ha a cuore l’idea di restituire a nuova vita luoghi con patrimoni nascosti: l’Arte ne è sempre il filo conduttore.  

In occasione della sua prima edizione, « Le Radici dell’Arte » rivela da subito la sua ambizione e svela tre artisti:

  • la prima installazione permanente nel cuore della Tenuta Casenuove concepita da Pascale Marthine Tayou
  • la mostra temporanea di un’opera di Sun Yuan & Peng Yu nella Sala delle Volte della Tenuta, in collaborazione con il Museo Salvatore Ferragamo
  • un’installazione murale sulla facciata di «Il Vino dell’Arte» a Panzano e una mostra ideata da Loris Cecchini
"Il Vino dell'Arte", uno spazio che mescola Arte e Vino a Panzano in Chianti e la sua facciata rilevata da Loris Cecchini © Stefano Casati
"Il Vino dell'Arte", uno spazio che mescola Arte e Vino a Panzano in Chianti e la sua facciata rilevata da Loris Cecchini © Stefano Casati
Al piano terra, in primo piano la degustazione dei vini della Tenuta Casenuove © Stefano Casati
Al piano terra, in primo piano la degustazione dei vini della Tenuta Casenuove © Stefano Casati

Valorizzando la ricchezza e la diversità innata degli artisti invitati, questa prima edizione è parte di una collaborazione a lungo termine fra Galleria Continua e Philippe Austruy. Un nuovo appuntamento con l’Arte.

Loris Cecchini – Waterbones (2020)

«Il Vino dell’Arte» accoglie un’esposizione dell’artista con un’installazione sulla facciata dello stabile, uno spazio che in futuro si presterà ad accogliere numerosi progetti artistici.

« Waterbones » di Loris Cecchini è un’installazione in situ, composta da moduli in acciaio inox abbinati, posizionati su un muro dal colore vivace. Apparentemente liberi e caotici, questi moduli sono in realtà basati su degli schemi matematici e un calcolo algoritmico. Rispettano le caratteristiche del luogo e l’organizzazione degli spazi nei quali sono esibiti. Diventano dei «processi» creativi che offrono un’interpretazione dello spazio e una nuova lettura dell’ambiente nel quale sono realizzati.

«La natura mi affascina: il fenomeno della dinamica dei fluidi, le forme delle foglie, la struttura degli acini, la complessità delle forme chimiche dei minerali… La osservo e lascio che mi indichi il cammino, amo elaborare attraverso il pensiero tecnologico, che è per me una forma importante di conoscenza. Prendo atto del rapporto fra estetica e scienza: resto ai confini del naturale e dell›artificiale, attingo e in seguito elaboro tenendo conto di altre conoscenze e, alla fine, cerco di creare uno scostamento, una sospensione poetica».
Loris Cecchini

Al piano superiore, la galleria d'arte espone le opere di Loris Cecchini © Christophe Goussard
Al piano superiore, la galleria d'arte espone le opere di Loris Cecchini © Christophe Goussard

Biografia

Nelle opere di Loris Cecchini (nato a Milano, nel 1969), fotografia, disegno, scultura e installazioni si abbinano per creare una poetica uniforme. Le opere di Cecchini scaturiscono dal suo know-how che usa un’ampia gamma di mezzi di espressione e della sua insaziabile curiosità. I soggetti delle sue opere comprendono svariati collage e modelli architettonici specifici, oggetti in gomma, carrozzoni reinventati e case su un albero, spazi strutturalmente distorti, rivestimenti e superfici prismatici e trasparenti.

I fenomeni fisici diventano un inventario ottico ed emotivo dell’ambiente circostante. L’ordine naturale è traslato in un sistema di rapporti semantici stratificati per rivelare i processi invisibili della sintesi fra natura e cultura. Sculture modulari in acciaio, fenomenologie tangibili in pietra, immagini microscopiche rielaborate in 3D che diventano raffigurazioni monocolore; acquarelli e diari a matita incapsulati in un involucro sotto vuoto sfociano in geografie materiali che elaborano in modo poetico lo spazio e la superficie delle opere: le installazioni galleggiano nell’infinità micro e macro dello spazio, in cui la realtà dei fenomeni rielaborati dall’artista diventa memoria anatomica e schema concettuale. Con l’osmosi espressiva creata fra le forme biologiche e la struttura architettonica, Cecchini invita a riconsiderare la concezione della realtà e della sua rappresentazione, la dimensione organica dello sviluppo naturale e del paesaggio tecnico-artificiale. 

La sua serie “Strutture di Monologo” idealizza sistemi abitativi su ruote, piccoli spazi concepiti attorno all’idea di un carrozzone, un rimorchio, una roulotte, uno spazio nomade da definire, abbina scultura e tradizione architettonica utopica per creare uno spazio e un’immagine – un’esperienza poetica; alcuni sono su un albero, con caratteristiche diverse, ma sempre luoghi che riconducono a una specie di “distanza poetica”. 

Al centro delle opere di Cecchini c’è una nuova interpretazione della spazialità: uno spazio fisico interpretato come un qualcosa di biologico, organico e vitale, ma anche razionalmente strutturato, prodotto meccanicamente, del tutto artificiale ma anche dotato di una funzionalità organica e strutturale.

Pascale Marthine Tayou – I Geni di Casenuove (2020)

Stupito, durante il suo soggiorno presso Tenuta Casenuove, dall’entità dei lavori, dalla varietà dei luoghi e dalla partecipazione appassionata delle persone coinvolte in questo progetto di ristrutturazione, Pascale Marthine Tayou ha deciso di rendere omaggio al progetto prendendo come soggetti gli uomini e le donne che animano la Tenuta, evidenziandone l’energia ed il carattere umano. L’artista parla di «poeti che hanno abitato, abitano o abiteranno a Casenuove». Federica, Dario, Caroline, Alessandro, Matilde, Giorgio, Cosimo, Stéphane, Marie-Amélie, Géraldine, Lou, Lorenzo e Philippe sono i « GENI DI CASENUOVE», sculture in cristallo adorne di oggetti diversi (perle, corna, portafortuna, sbalzi/livelli, archetti, bottiglie di vino, profumi, ecc.) per esprimere il carattere di ogni personaggio.

I «GENI DI CASENUOVE» di Pascale Marthine Tayou sono un ottimo esempio del processo di creolizzazione identificato e teorizzato da Édouard Glissant, un processo che ha impregnato gran parte della società contemporanea, un “miscuglio di arte e lingue che produce l’inaspettato […], uno spazio nel quale la dispersione permette un riavvicinamento, e nel quale gli shock culturali, la disarmonia, il disordine e le interferenze diventano forze creatrici”.

Pascale Martine Tayou rende omaggio alle donne e agli uomini che con le sue statue di cristallo riportano in vita la Tenuta Casenuove. E ci fa vedere i dolci paesaggi della Toscana © Christophe Goussard
Pascale Martine Tayou rende omaggio alle donne e agli uomini che con le sue statue di cristallo riportano in vita la Tenuta Casenuove. E ci fa vedere i dolci paesaggi della Toscana © Christophe Goussard

Biografia

Pascale Marthine Tayou è nato a Nkongsamba nel 1966. Vive e lavora a Gent, in Belgio e a Yaoundé, nel Camerun.

Sin dall’inizio degli anni novanta, con la sua partecipazione a Documenta 11 (2002) a Kassel e alla Biennale di Venezia (2005 e 2009), Pascale Marthine Tayou è noto a un folto pubblico internazionale. Il suo lavoro è caratterizzato da molta variabilità poiché non è limitato al lavoro artistico o ad un solo mezzo di espressione o ad un insieme di problematiche particolari. I temi da lui trattati possono variare ma tutti, come punto di partenza, rispecchiano l’artista come persona. Già agli inizi della sua carriera, Pascale Marthine Tayou ha aggiunto una “e” al suo nome di battesimo e al suo secondo nome per dare un tocco femminile, distanziandosi in modo ironico dall’importanza della paternità artistica e dagli attributi uomo/donna. Questo vale anche per qualsiasi forma di limitazione a un’origine geografica o culturale specifica. 

Le sue opere non solo mediano fra le culture in tal senso, o pongono l’uomo e la natura in rapporti ambivalenti fra loro, ma sono create consapevolmente come costruzioni sociali, culturali e politiche. Il suo lavoro è volontariamente volubile, sfugge agli schemi prestabiliti, eterogeneo. Sempre strettamente legato all’idea di viaggiare e di venire a contatto con altri, ed è talmente spontaneo che sembra quasi disinvolto. Gli oggetti, le sculture, le installazioni, i disegni e i video creati da Tayou hanno una caratteristica comune e ricorrente: si soffermano su un individuo che gira per il mondo esplorando il tema del villaggio globale. Tayou tratta le sue origini africane e le attese ad esse collegate in questo contesto.

Sun Yuan & Peng Yu – Teenager Teenager (2020)
in collaborazione con il Museo Salvatore Ferragamo

In armonia con l’architettura della Sala delle Volte di Tenuta Casenuove, « TEENAGER TEENAGER » è un’installazione che mostra uomini e donne vestiti con abiti di Salvatore Ferragamo, seduti su un divano e delle poltrone. Ogni personaggio sostiene un’enorme pietra, che raffigura una testa che impedisce loro di vedere.

«TEENAGER TEENAGER » nasce come scultura ed esecuzione artistica. Agli occhi degli spettatori e con un tocco umoristico, le sculture sembrano dei personaggi vivi, attori in una rappresentazione. Quest’opera è la dimostrazione di un’analisi costante della vita basata sull’esperienza, alla quale il pubblico è spesso invitato a partecipare, alla ricerca dell’essenza e della sostanza che si nascondono dietro l’apparenza. In questo caso la riflessione si sposta sui limiti della comunicazione, sui conflitti generazionali, ma anche sulla possibilità di cambiare e di proteggere quello che abbiamo. Lo stile iperrealista e la straordinaria intuizione degli artisti sono elementi che rendono le loro opere intese e uniche.

Nel caveau della tenuta, gli artisti Sun Yuan e Peng Yu presentano la loro installazione “Teenager” in collaborazione con il museo Salvatore Ferragamo © Christophe Goussard
Nel caveau della tenuta, gli artisti Sun Yuan e Peng Yu presentano la loro installazione “Teenager” in collaborazione con il museo Salvatore Ferragamo © Christophe Goussard

Biografia

Sun Yuan è nata a Pechino nel 1972, Peng Yu è nato a Heilongjiang nel 1974 e si è poi trasferito anche lui a Pechino. Entrambi vivono e lavorano nella capitale cinese. Questi due artisti di prim’ordine hanno fatto strada assieme, navigando la tortuosità della situazione culturale degli anni novanta in Cina, esprimendo la loro unicità senza seguire le convenzioni artistiche spettacolari di quel periodo, dimostrando di essere assai provocatori, sfidando le norme morali prevalenti nell’arte convenzionale a livello mondiale. L’interesse per materiali insoliti, l’assimilazione di antichi conflitti, una straordinaria capacità di intuizione e lungimiranza rendono le loro opere intense e uniche.

Sun Yuan e Peng Yu forgiano il loro progredire artistico con funambolismo senza abbandonare l’equilibrio dei concetti paradossali che inseguono: le dicotomie fra elementi costanti e di contrasto, realtà e ideali, conflitto e armonia. Esprimono con schiettezza l’essenza comunicativa di un’arte diversa, molto differente dal frastuono contemporaneo; orientandosi verso un autoriflessione e non una mera provocazione. In senso lato, le loro opere possono essere considerate uno studio meticoloso della vita e possono anche essere viste come un’esperienza indispensabile, e anche una ricerca perpetua della sostanza che è diversa dall’evidenza. 

Con questo intento, dal punto di vista stilistico e intellettuale, si sforzano di modificare il soggetto con audacia, per mettere in luce la Verità spoglia di qualsiasi barriera convenzionale che permette loro di ampliare i limiti concettuali.

Galleria Continua

Galleria Continua è nata su iniziativa di tre amici: Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi e Maurizio Rigillo, nel 1990 a San Gimignano, in Toscana. 

Che si tratti dell’antica sala del teatro di San Gimignano, del capannone industriale in stile Bauhaus di Pechino, del Mulino a Boissy-le-Châtel (Seine-et-Marne), del cinema al centro dell’Avana o di un alloggio presso l’albergo St. Regis di Roma, e ben presto, lo stadio calcistico di San Paolo in Brasile, la Galleria Continua è la dimostrazione che nuove sintonie ed incroci possono nascere fra geografie inaspettate, rurali, industriali, locali e mondiali, arte di ieri e di oggi, artisti arrivati dai cinque continenti: Michelangelo Pistoletto, Anish Kapoor, Chen Zhen, Daniel Buren, Cildo Meireles, Antony Gormley, Shilpa Gupta, Carlos Garaicoa, Hiroshi Sugimoto …

Nel giro di trent’anni, la Galleria Continua, grazie agli incontri e le esperienze, ha creato una forte identità fondata su valori generosi e altruisti che sono alla base delle collaborazioni artistiche, del suo rapporto con il pubblico e la sua espansione.